Lautaro e Marista

Si dice che in caso di fallout nucleare globale, l’Uruguay, per certe caratteristiche che non conosco, insieme ad Argentina e Australia sarebbe una delle poche aree del mondo libere da radiazioni. Si vocifera che proprio per questo motivo un cittadino del Canada abbia comprato l’isolato di terreno a Garzón dove si trova la tapera in cui ho presentato il mio lavoro ad ArtFest 2023.

taperas de Bo en garzón

Lautaro (San Carlos, 1946) vive da decenni a Garzón. Testimone della graduale decadenza del paese, ora osserva silenzioso l’invasione gringa degli ultimi decenni.
—C’è molta gente in questi giorni, come la vive?
—Il paese basta per tutti…
Lautaro è un uomo di poche parole e, pare, sempre azzeccate.

Più tardi, invitando Lautaro a visitare la tapera dove presentavo la mia installazione, Celeste tessé un ponte tra due mondi che coesistono nello stesso spazio sfiorandosi appena. Due realtà parallele sovrapposte, come in un’anomalia temporale durante un viaggio nel tempo. Lautaro entrò lentamente, con lo sguardo perso nel passato. Nella tapera non vide la mia opera, vide Marista. Tornò a un tempo lontano, quando quel luogo era un’abitazione e non una rovina.
—Qui viveva una mia amica, tanti, tanti anni fa, prima di andare a vivere a San Carlos. Non sono più entrato qui da allora.
—E lei, è ancora a San Carlos?
—No, l’hanno uccisa… è stato il suo compagno.
—Lei come si chiamava?
—Non ricordo…
Lautaro rimase in silenzio per un po’, guardando il tempo fuori dalla finestra. Il nome non affiorava.
—Lautaro, facciamo così: continui la sua passeggiata e di sicuro, camminando, si ricorderà il suo nome.
Ci affacciammo alla finestra, ciascuno guardando verso il proprio tempo e la propria storia. Fu in quel momento che Celeste ci scattò una foto.
E più tardi Lautaro tornò. Lo vidi avvicinarsi lentamente lungo il Paraje Izcua e chiamarmi con un timido gesto.
—Ora lo ricordo, si chiamava Marista.

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Marco e Lautaro, Garzón, dicembre 2023. Foto: Celeste Reyna